Questa che state per leggere è la storia di un giovane soldato che decise di cambiare il suo destino.
Intorno ai primi decenni del IV secolo d.C., nell’antica città di Sabaria Sicca nacque un bambino. Figlio di un soldato della legione romana, venne chiamato Martino. Il padre gli diede questo nome in onore del dio Marte affinché lo guidasse nell’arte della guerra. 
Martino crebbe con un padre che sin da piccolo lo educò alla marzialità e all’uso delle armi, anche se spesso egli preferiva starsene in solitudine e talvolta veniva attratto dai luoghi di culto.

Un giorno venne proclamato un editto imperiale che obbligò tutti i figli dei vecchi soldati dell’Impero ad arruolarsi nell’esercito romano. Questa fu la sorte che toccò anche a Martino; gli vennero dati un cavallo ed uno schiavo e con loro dovette dirigersi in Gallia, verso la città di Amiens.
Giunto ad Amiens gli affidarono un compito: egli doveva garantire l’ordine pubblico e vigilare per le strade della città.

In una fredda notte di Novembre dell’anno 335 accadde qualcosa che cambiò per sempre la vita di Martino.
Egli era di ronda per sorvegliare le mura esterne della città. Cavalcava a passo lento, tutto avvolto nel suo mantello e tremava dal freddo. Gli unici suoni che si sentivano erano il passo del cavallo, il suo respiro e quello tremolante del soldato. L’aria era gelida, la strada ghiacciata e attorno alla città aleggiava una fitta nebbia che rendeva difficile vedere.

La notte stava per terminare, il cielo cominciava a schiarirsi e giungeva per Martino il momento del cambio di guardia. Si apprestava a rientrare in sella al suo cavallo, quando vide una sagoma vicino all’arco d’ingresso della città. La nebbia impediva una buona vista e non distinguendo se quello che aveva davanti agli occhi fosse una roccia, un animale o un uomo, Martino estrasse la spada e cautamente si avvicinò. Quando fu a poca distanza dalla sagoma, si accorse che si trattava di un uomo rannicchiato, puntò la spada verso di lui e disse a gran voce: “Chi sei? Cosa fai qui nel pieno della notte? Alzati in piedi e fatti vedere!”

L’uomo era un mendicante con pochi stracci indosso. Egli si alzò da terra, guardò il soldato negli occhi e gli chiese se avesse qualcosa da donargli affinché potesse riscaldarsi un poco. Martino rimase colpito. Non si capacitava di come avesse fatto quell’uomo, privo di vesti, a sopravvivere in quella fredda notte. Guardandolo negli occhi, il suo cuore si riempì di compassione e con la spada tagliò in due il caldo mantello che aveva indosso, donandone una metà al mendicante. Quest’ultimo lo ringraziò e Martino se ne andò, senza dire una parola.

In quel momento il sole si stava alzando oltre l’orizzonte. La nebbia si diradò, d’improvviso un tiepido calore riscaldò la fredda terra, come se fosse stata una mattinata d’estate, e ad accompagnare la salita del sole in cielo vi fu l’insolito canto delle allodole. Martino rimase stupito per quel caldo straordinario e con il sorriso sulle labbra andò a riposare.

Addormentatosi fece un sogno particolare.

Rivide il mendicante avvolto nel mantello e circondato da una luce celestiale, che gli sorrideva. Nel cielo numerose erano le schiere di angeli e l’uomo rivolto ad esse disse: “Ecco qui Martino, il soldato romano che mi ha vestito”.

Martino guardò nuovamente il mendicante, ma egli non era più la stessa persona. Davanti ai suoi occhi aveva il Cristo che teneva tra le mani il suo mantello. Gli angeli intonarono un magnifico canto che commosse il soldato e subito dopo egli si svegliò.

Aperti gli occhi, Martino scese dal letto, indossò i suoi abiti e quando prese tra le mani il mantello vide che esso era integro. Stupito ed incredulo, uscì di corsa dalla stanza e andò in strada alla ricerca del mendicante. Chiese ad ogni persona che incontrava, uomo, donna o bambino, se avesse visto un mendicante con indosso un mantello dello stesso colore del suo. Nessuno seppe aiutarlo, nessuno lo vide né in città né fuori le mura.

Dopo diverse ore di ricerca senza alcun successo, scosso per l’accaduto, Martino trovò conforto in una piccola e spoglia chiesa. Lì, nel silenzio e nella contemplazione, riuscì a sentire la voce del suo cuore. Capì che per lui era giunto il tempo di deporre l’armatura del soldato. La sua strada ora conduceva verso gli ultimi e i più bisognosi per i quali decise di dedicare il resto della sua vita.

Mirko Lucchini
Mirko Lucchini

Presidente dell’APS Cheiron. Formato in Pedagogia Waldorf-Steiner, prosegue gli studi in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Roma Tre. Ha maturato esperienza pluriennale come maestro e coordinatore di progetti educativi sperimentali incentrati sull’outdoor education nel territorio del X Municipio del Comune di Roma. Formatore, scrittore e pittore.

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